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Helicobacter pylori

Helicobacter pylori è un batterio gram negativo dotato di ciglia (che gli conferiscono il movimento in ambiente liquido) che evoluzionisticamente si è meglio adattato all'habitat acido dello stomaco; infatti, a differenza di tutti gli altri batteri, vive benissimo ad un pH che oscilla tra 1 e 2.

Tale resistenza ad un pH talmente acido gli è conferita dalla produzione dell'enzima ureasi, la quale crea intorno al battere un microambiente compatibile con la sua esistenza.

La maggior parte delle persone ne è portatore ma, un buon equilibrio fra potere patogeno del microorganismo e difese immunitarie del soggetto normalmente garantisce un'adeguata protezione, proprio per questo motivo i soggetti con una marcata immunodeficienza sono particolarmente esposti a tale agente.

La patogenicità di Helicobacter pylori deriva dalla capacità di ridurre l'acidità gastrica. Per contro, si ha una maggiore produzione di acido, che induce gastriti ed ulcere peptiche.

Le infezioni possono essere sintomatiche o asintomatiche (senza alcun effetto della malattia percepibile). Si ritiene che l'infezione possa essere asintomatica addirittura nel 70% dei casi e che i 2/3 circa della popolazione mondiale sia infettata dal batterio, rendendo l'infezione da H. pylori la più diffusa al mondo. La reale incidenza varia da nazione a nazione (l'Occidente ha un'incidenza del 25%, mentre è molto più alta nel Terzo Mondo). Nel Terzo Mondo, è molto comune che siano colpiti dall'infezione i bambini, probabilmente a causa delle scarse condizioni igienico-sanitarie. Negli Stati Uniti, l'infezione colpisce principalmente gli anziani (circa il 60% degli over 60, mentre solo il 20% degli individui al di sotto dei 40 anni ne è affetto) e i più poveri.
La differenza nelle percentuali di incidenza è attribuibile in larga parte ai maggiori standard igienico-sanitari e al più diffuso utilizzo di antibiotici nell'Occidente.

Il batterio è stato isolato dalle feci, dalla saliva e nella placca dentale die pazienti infetti, fatto questo che suggerisce la via gastro-orale o fecale-orale è probabilmente un canale di trasmissione.

Si ritiene che in assenza di trattamento, l'infezione da H. pylori, una volta stabilita nella sua nicchia gastrica, possa persistere per tutta la vita.
Tuttavia, negli anziani è possibile che l'infezione scompaia dal momento che la mucosa dello stomaco diviene atrofica e, quindi, inospitale per la colonizzazione. Non si conosce la percentuale di infezioni acute che persistono, ma sono stati condotti numerosi studi che ne hanno seguito la storia fino all'apparente naturale e spontanea eliminazione.

L'infezione da H. pylori può portare o essere collegata a:

  • Ulcera peptica: ulcera di un'area del tratto gastrointestinale solitamente acida e, quindi, estremamente dolorosa. Gran parte delle ulcere peptiche crescono nel duodeno (la prima parte dell'intestino tenue), piuttosto che nello stomaco.
  • Gastrite: infiammazione della mucosa gastrica, che può essere acuta o cronica
  • Tumore gastrico e linfoma gastrico: associati a H. pylori che è stato categorizzato nel gruppo I degli agenti cancerogeni dall'Agenzia per la ricerca sul cancro (IARC). Sebbene l'associazione sia evidente, tuttavia non è del tutto chiara la relazione causale coinvolta. Uno dei meccanismi coinvolti è il potenziamento della produzione di radicali liberi e l'aumento della percentuale di mutazione delle cellule ospiti nelle vicinanza del batterio. Un altro meccanismo è quello del potenziamento della trasformazione del fenotipo della cellula ospite per mezzo di alterazione nelle proteine cellulari.
  • Reflusso acido e cancro esofageo: così come l'incidenza di infezione da H. pylori è diminuita nelle nazioni in via di sviluppo, è stato osservato un aumento dei disturbi da reflusso gastrico e del cancro esofageo. Nel 1996, Martin J. Blaser ha avanzato l'ipotesi per cui l'H. pylori potesse avere anche un effetto benefico: regolando l'acidità dei contenuti dello stomaco, abbasserebbe l'impatto del reflusso gastrico nell'esofago. Sebbene molte prove favorevoli siano state raccolte, la teoria non è ancora totalmente accettata.

Nei casi di ulcere peptiche, nei pazienti in cui è stata individuata l'infezione, la procedura normale è lo sradicamento del batterio al fine di permettere la guarigione dell'ulcera.
Normalmente, a questo scopo vengono somministrati farmaci a base di amoxicillina, claritromicina e omeprazolo.
Accanto al trattamento tradizionale, possono essere assunti integratori alimentari o altre sostanze naturali come:
  • Probiotici
  • Broccoli
  • Green Tea Extract
  • Erbe: tamamuri, carqueja, pau d'arco, cashew, bitter melon (fruit), balsam, copaiba, guacatonga



                                                                                         Articoli tratti da Wikipedia



AVVERTENZA: Le informazioni fornite in queste pagine hanno solo scopo informativo e sono tratte da pubblicazioni internazionali. Non si intende fornire suggerimenti per diagnosi o trattamenti di malattie. Allo stesso modo, i nostri prodotti non si propongono di diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia. In caso di necessità consultare un medico.